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Madama Butterfly

OPERA ОПЕРЫ OPÉRAS > OPERE IN ITALIANO

riassunto e testo completo
dei tre atti dell'opera

Madama Butterfly
Opera in tre atti
Libretto di G. Giacosa-L. Illica
Musica di Giacomo Puccini
(1858 - 1924)

Prima rappresentazione
Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904

96 pagine - Formato 12 x 21
Disegno di copertina di Felice Naalin

Prezzo € 5,00







PERSONAGGI


Madama Butterfly

(Cio-Cio-San) ...........................
Soprano
Suzuki,
servente di Cio-Cio-San .............
Mezzosoprano
Kate Pinkerton
....................... Mezzosoprano
F.B. Pinkerton

Tenente della Marina degli USA .
Tenore
Sharpless,

Console degli USA a Nagasaki ..
Baritono
Goro,

sensale di matrimonio ...............
Tenore
Il Principe Yamadori...............
Tenore
Il Bonzo,

zio di Cio-Cio-San .....................
Basso
Yakusidé,

altro zio di Cio-Cio-San ..............
Baritono
Il Commissario Imperiale........
Baritono
L’Ufficiale di Registro .............
Basso
La Madre di Cio-Cio-San .........
Soprano
La Zia .....................................Soprano
La Cugina
........................... ..Soprano
Dolore

il figlio di Cio-Cio-San

Parenti - Amici e Amiche di Cio-Cio-San
Servitori


La vicenda si svolge in Giappone, nella città di Nagasaki, all''inizio del Novecento



INTRODUZIONE


Madama Butterfly fu rappresentata per la prima volta il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala, ed ebbe un esito disastroso. Il compositore, Giacomo Puccini, e tutti coloro che avevano preso parte alla messa in scena di questa nuova opera furono subissati da fischi, da grida di disapprovazione, e persino da risate. L’opera era troppo moderna, con una struttura assolutamente non convenzionale, e proponeva un messaggio sociale e morale completamente al di fuori dei canoni tradizionali.
Gli spettatori non erano ancora pronti ad accettare innovazioni. Alcuni dettagli nel primo atto vennero considerati troppo “realistici”. Il secondo atto era troppo lungo: un’ora e mezza, una durata ritenuta eccessiva per chi all’epoca si recava a teatro ad assistere ad un’opera. Sempre nel secondo atto, il ruolo di Pinkerton aveva deluso le aspettative degli amanti della lirica: per lui non era prevista nessun’aria ed inoltre la sua uscita di scena non era considerata all’altezza del ruolo. Infine, il personaggio di Kate, la moglie di Pinkerton, veniva ritenuto totalmente privo di sensibilità e di gusto. Puccini ritirò immediatamente la sua Butterfly. Alcuni compositori avrebbero avuto difficoltà a riprendersi da un simile colpo, lui invece, incoraggiato dai suoi amici più fedeli, e soprattutto dal suo editore, Giulio Ricordi, si rimise subito al lavoro per cercare di ovviare ai problemi che avevano provocato l’insuccesso della prima alla Scala, permettendo che venisse rappresentata ancora soltanto dopo aver apportato le opportune modifiche.
La “nuova” Madama Butterfly venne rappresentata il 28 maggio dello stesso anno, al Teatro Grande di Brescia, e questa volta fu un trionfo. Malgrado ciò, Puccini fu costretto ad apportare ulteriori modifiche prima che poterla rappresentare a Parigi, all’Opéra- Comique, il 28 dicembre del 1906. E fu proprio l’edizione parigina che finalmente venne data alle stampe.
L’idea di quest’opera era stata suggerita a Puccini da un dramma di David Belasco, che egli aveva visto a Londra nel giugno del 1900.
Non era un soggetto originale: la pièce di Belasco si basava su una novella di John Luther Long, il quale a sua volta si era ispirato, in parte, a Madame Chrysanthème, un romanzo del famoso scrittore francese Pierre Loti. Loti era stato capitano di marina e, in questa veste, aveva soggiornato a lungo in Giappone. Nel suo romanzo aveva raccolto le proprie esperienze nel paese nipponico, narrando, tra l’altro, di una bizzarra usanza, in base alla quale gli stranieri potevano contrarre un matrimonio “a tempo” con una geisha, vale a dire che potevano scioglierlo al termine del loro periodo di permanenza nel paese del Sol levante.
Puccini aveva richiesto immediatamente i diritti che gli furono concessi ufficialmente solo l’anno successivo. Nel frattempo aveva però fatto pervenire una copia della novella di Long ad Illica, il quale completò - insieme con Giacosa - il libretto nel novembre del 1902, mentre Puccini terminò di comporre la parte musicale solo nel dicembre del 1903.
Puccini venne accusato di plagio, o meglio di aver copiato sia dalle sue opere precedenti sia da altri compositori. Egli aveva inserito in questa sua nuova creazione almeno sette melodie popolari giapponesi grazie alle quali non solo aveva evocato l’atmosfera estremo-orientale ma aveva ampliato il suo bagaglio musicale, assimilandole totalmente nel suo personalissimo stile, da quel momento in poi estremamente sofisticato.
Nella galleria dei ritratti femminili “dipinti” da Puccini con la sua musica, Madama Butterfly è l’apoteosi della fragile eroina che sublima l’amore con il sacrificio della propria vita.







PRIMO ATTO


È il 1904. Su una collina nei pressi di Nagasaki, Goro, un sensale di matrimonio giapponese, fa visitare a Pinkerton una piccola casa che gli ha venduto “per 999 anni”. F.B. Pinkerton è un luogotenente della Marina statunitense e intende vivere in quella casa insieme con Cio- Cio-San, una giovane geisha soprannominata “Butterfly”, che egli sta per sposare e che gli è costata 100 yen. Il contratto di matrimonio, come quello della casa, ha una durata di “999 anni”, ma - secondo un’usanza giapponese, e se lo sposo è straniero - potrà essere annullato alla fine di qualsiasi mese. Mentre Goro sta presentando a Pinkerton i domestici - un cuoco, un servitore e Suzuki, la fedele servente della futura moglie - arriva Sharpless, il Console degli Stati Uniti a Nagasaki. L’ufficiale di marina gli illustra la sua personale filosofia di “yankee” che prende ciò che gli piace ovunque lo trovi, decanta le grazie della sua futura sposa e manifesta la propria infatuazione per lei. Sharpless ricorda di aver udito la voce della fanciulla quando questa si è recata al Consolato: egli è rimasto molto colpito dalla sincera semplicità di quella vocina, e ammonisce Pinkerton di non farla soffrire. Ma quando i due americani brindano agli Stati Uniti, Pinkerton brinda anche al giorno in cui si sposerà con una donna americana.
Goro annuncia l’arrivo di Butterfly e delle sue amiche. La piccola “geisha” saluta i due uomini con un inchino. Sharpless le pone alcune domande sulla sua famiglia e sul suo passato: viene così a sapere che ha soltanto quindici anni e che la sua famiglia, un tempo facoltosa, è caduta in disgrazia. Questo è il motivo per cui lei è stata costretta a diventare una geisha. Sharpless ripete il suo monito a Pinkerton. Mentre stanno arrivando gli ospiti, la fanciulla mostra al futuro marito i suoi tesori, fra cui un astuccio lungo e stretto che si affretta a portare in casa.
Goro spiega che contiene la lama con cui il padre di Butterfly si è suicidato su ordine dell’Imperatore.
Il Commissario imperiale sancisce il matrimonio e tutti si uniscono in un brindisi per augurare ogni felicità alla coppia. Ma i festeggiamenti vengono interrotti bruscamente da un Bonzo. È uno zio di Cio-Cio-San. Egli rivela che la fanciulla ha ripudiato la religione dei suoi avi e lancia su di lei una maledizione. I parenti e gli amici se ne vanno lasciandola sola. Colpito da questo fatto, Pinkerton la conforta teneramente dicendole che non l’abbandonerà mai.


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SECONDO ATTO


Tre anni più tardi Butterfly è da sola con Suzuki nella sua piccola casa sulla collina. Il denaro è quasi terminato e la fedele servente dubita che Pinkerton possa ritornare. Furibonda, Cio-Cio-San le ricorda come l’ufficiale americano abbia provveduto a lei facendo sì che il Console pagasse la pigione, facendo mettere le serrature alle porte e promettendole che sarebbe tornato “quando i pettirossi fanno il nido”. Poi immagina la scena del ritorno di Pinkerton e la sua gioia.
Arriva Goro insieme a Sharpless, che ha con sé una lettera dell’ufficiale americano, e al Principe Yamadori, il quale chiede a Butterfly di sposarlo. Lei rifiuta e Yamadori se ne va. Il Console americano comincia a leggere la lettera, ma viene frequentemente interrotto dalla piccola geisha, convinta che suo marito ritornerà da lei. Il Console s’impietosisce e non riesce a dirle tutta la verità: Pinkerton si è sposato con una donna americana. Le chiede cosa farebbe se lui non dovesse tornare più, lei risponde che potrebbe riprendere la sua professione di geisha, ma che piuttosto si ucciderebbe. Sharpless le consiglia, facendola arrabbiare, di accettare l’offerta del Principe Yamadori. Butterfly s’infuria, scappa ma ritorna subito portando con sé il bimbo che ha avuto da Pinkerton. Stupito e commosso, Sharpless promette di informare il padre e se ne va.
Il cannone del porto segnala l’arrivo di una nave. Appena Butterfly scopre che si tratta della nave di Pinkerton, riempie la casa di fiori, e dopo essersi acconciata come il giorno delle sue nozze si prepara ad una notte di attesa insieme con Suzuki e al bimbo.


TERZO ATTO


La notte è trascorsa. Dal porto giungono le grida dei marinai. Il sole che sorge illumina il gruppo che attende invano dalla sera precedente. Butterfly è esausta e Suzuki la convince di andare a riposare insieme al bimbo.
Arriva Pinkerton accompagnato da Sharpless. Essi vogliono parlare con Suzuki, che vede una misteriosa donna nel giardino: “È la moglie di Pinkerton, Kate!”, le rivela il Console. I tre americani chiedono alla fedele servente di convincere Butterfly a dare loro il bimbo per assicurargli una buona educazione. Ma quando Pinkerton viene a conoscenza delle sofferenze di Cio-Cio-San, del suo grande amore per lui, di quanto lei lo abbia atteso fedelmente è sopraffatto dal rimorso e scappa via: confessa di non essere in grado di guardare negli occhi la sposa che ha tradito.
Appare Butterfly: cerca Pinkerton, ma non appena scorge Kate capisce come stanno le cose. Quando Suzuki e Sharpless cercano di spiegarle la situazione, dice che consegnerà il bimbo soltanto al padre, se Pinkerton lo andrà a prendere nel giro di mezz’ora. Butterfly vuole essere lasciata sola e dice a Suzuki di andare a giocare con il bimbo. Ma Suzuki ha capito le sue intenzioni e non vuole lasciarla. Allora Butterfly glielo ordina. Poi accende una lampada davanti a Buddha, prende un velo bianco e la lama di suo padre. Bacia la lama e legge la frase incisa nel metallo. A questo punto, Suzuki spinge il bimbo verso sua madre. Ma neppure così facendo le impedisce di darsi la morte: la piccola fanciulla giapponese saluta per l’ultima volta il suo bimbo e si taglia la gola dietro a un paravento. In lontananza si sente Pinkerton che la chiama disperato.

 
 
 
 
 
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