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Verona e il Veneto nel Risorgimento

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Verona e il Veneto
nel Risorgimento

di Giovanni Solinas



320 pagine - Formato 15 x 21

Prezzo €  18,00

 
 

È un libro di cronaca storica locale. In questo sta anche il suo valore. Nello stesso tempo, attraverso la storia e la cronaca cittadina si co,prende meglio la storia del Risorgimento, che non è stata solo quella “Storia”, con la s ma-iuscola, della retorica nazionale, una storia di regioni e città, storia di stati e di governi, ma anche storia di popolo, di persone, di protagonisti e di testimoni.
Importante la citazione, nell’ultimo capitolo, del discorso di Garibaldi:
“Vi raccomando l’istruzione del popolo: insegnate agli altri quello che sapete voi stessi, perché l’istruzione del popolo è l’unico mezzo per rifare gli italiani”.
Proprio per questo, per ricostruire pezzi di memoria storica, mi sembra importante la riedizione di questo lavoro, che è comprensibile, scritto con un linguaggio popolare. C’è infatti la ricostruzione di episodi noti, come quello dei martiri di Belfiore, ma anche gli aneddoti, i moti popolareschi che ricostruiscono i modi di dire e di pensare di allora, i giudizi popolari sia nei confronti dei grandi del tempo, da Pio IX al “re tentenna”, da Radetzky a Garibaldi; sia nei confronti degli avvenimenti della vita quotidiana, del lusso come della miseria del popolo, della guerra e della fame, dei piccoli personaggi senza fama e senza gloria, di cui, grazie al libro, resta il ricordo indelebile; come nella descrizione del calvario del parroco di Castelnuovo, che ci fa capire insieme ad altri episodi, come trasversali fossero le idee, gli schieramenti, persino nella Chiesa, fra basso clero e vescovi filoaustriaci, fra religiosi colti e patrioti e opportunisti attenti solo alla conservazione dei privilegi.

L’eco dell’epopea garibaldina è presente in questo libro. Garibaldi è un sardo di adozione che ha fatto di Caprera il suo buon ritiro, durante una parte grande della sua vita di combattente.
Giovanni Solinas, sardo di seconda generazione, è un intellettuale di Verona, sua città di adozione dal punto di vista culturale.
Notevole la sua ricerca sullo slang della mala veronese, all’interno dello studio del dialetto della sua città; segno di una attenzione molto moderna alle forme della cultura orale popolare. Questa sua conoscenza della lingua veronese percorre, non a caso, questo studio di storia della città nel periodo fra il 1814 e il 1870, più propriamente il 1867, anno della visita di Garibaldi a Verona, episodio che è la parte finale del libro.
Le citazioni in vernacolo, sia quelle seriose e ancor più quelle segnate dall’ironia e dal sarcasmo popolare sono fra le cose più godibili di questa lettura.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
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