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Norma

OPERA ОПЕРЫ OPÉRAS > OPERE IN ITALIANO

riassunto e testo completo
dei due atti dell'opera

Norma
Tragedia lirica in due atti
Libretto di F. Romani
Musica di Vincenzo Bellini
(1801 – 1835)

Prima rappresentazione
Milano - Teatro alla Scala – 26 Dicembre 1831

112 pagine - Formato 12 x 21
Disegno di copertina di Felice Naalin


Prezzo € 5,00








PERSONAGGI


Norma,

druidessa, figlia di Oroveso ..........
Soprano
Pollione,

proconsole di Roma nelle Gallie ...
Tenore
Adalgisa,
giovane sacerdotessa
del tempio di Irminsul ...................
Soprano
Oroveso,

capo dei Druidi ............................
Basso
Clotilde,

confidente di Norma................- ....
Mezzosoprano
Due fanciulli

figli di Norma e di Pollione

Drudi - Bardi – Sacerdotesse - Guerrieri e Soldati Galli

La vicenda si svolge nella Gallia
occupata dai Romani attorno al 50 a. C.








PRIMO ATTO


È notte. Dinanzi ai guerrieri Galli radunati, nella foresta sfilano in lenta e maestosa processione i sacerdoti di Irminsul, Dio della Guerra, che si apprestano a celebrare il rito druidico. Sono guidati dal gran sacerdote Oroveso, padre della sacerdotessa Norma, che li esorta a raggiungere il colle antistante per attendere il sorgere della luna piena e potere così trarre gli attesi auspici che siano da segnale divino all’inizio della rivolta contro gli invasori Romani.
Dopo aver atteso che i ministri del culto si allontanassero, il proconsole romano Pollione, che di nascosto aveva assistito alla scena, confida all’amico Flavio che un tempo egli fu l’amante di Norma, dalla quale ebbe anche due figli, tuttora tenuti nascosti dalla sacerdotessa per evitare il gravissimo scandalo, che potrebbe comportarne la condanna a morte, derivante dall’aver violato il voto di castità che le incombeva dall’alto incarico, tanto più che ella stessa è la figlia del capo dei Druidi. Pollione rivela anche di essere ormai innamorato di una giovane novizia, Adalgisa, peraltro fedele amica di Norma, e confida all’amico la propria intenzione di voler portare con sé la giovane a Roma, dove sta per essere trasferito. Ma un sogno lo turba, un presentimento nefasto.
Intanto tutto è pronto per il rito propiziatorio, e dalla collina giungono gli echi dei canti intonati dai Druidi e dai Guerrieri, canti che accolgono colei che celebrerà il sacro rito, Norma. I due Romani si allontanano.

La luna sorge e splende in tutta la sua bellezza, l’atmosfera notturna è misteriosa e sfuggente, e la sacerdotessa, dopo aver raccolto il sacro vischio rituale, eleva la propria tenera preghiera alla “Casta Diva” che inargenta le sacre antiche piante. Con la fine della celebrazione, la scena si vuota e rimane soltanto Adalgisa, che attende l’arrivo di Pollione.
Il proconsole raggiunge la novizia, e subito cerca di convincerla a seguirlo a Roma e ad abbandonare la foresta ed il popolo cui appartiene. Adalgisa, estremamente combattuta tra l’amore per Pollione, di cui non conosce la precedente relazione con Norma, ed i propri doveri di futura sacerdotessa e verso il suo Popolo, alla fine cede, e promette al proprio amante che l’indomani lo raggiungerà per poter poi fuggire insieme. Il dubbio però continua a tormentarla, e risolve così di chieder consiglio proprio a Norma. La raggiunge, e le parla del proprio amore per un uomo, senza mai fare il nome di Pollione.
La sacerdotessa è profondamente commossa dal racconto della giovane, nella quale rivede sé stessa coinvolta un tempo dall’amore per Pollione: la scioglie dai voti e la libera per sempre, e, con grande affetto, le chiede chi sia mai questo giovane. Adalgisa non ha bisogno di rispondere, le basta indicare la persona che hanno dinanzi, dato che in quel preciso momento sopraggiunge proprio Pollione.
L’ira feroce di Norma si scatena contro il vile traditore, e la sacerdotessa rivela tutto alla giovane Adalgisa, che, sconvolta, ora rifiuta di seguire l’uomo.
Intanto si odono i bronzi del tempio, Norma viene richiamata ai riti, e Pollione è costretto a fuggire per il pericolo di essere scoperto e catturato dal nemico.

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SECONDO ATTO


Abitazione di Norma. La sacerdotessa, sconvolta e pallida in volto, si avvicina con fare incerto ai due figlioletti che dormono tranquilli. In una mano regge una lampada, un pugnale nell’altra: nel delirio dell’ira, ella ha deciso di uccidere i propri figli, ma nel momento estremo, il sentimento materno prevale. Scaglia lontano l’arma e stringe a sé i due bambini, decidendo di sacrificare sé stessa piuttosto che i due innocenti.
Convoca così Adalgisa, per affidarle il compito di curare i due bimbi poiché ella, le confida, ha deciso di porre fine alla propria vita: Adalgisa si oppone, e le comunica la propria intenzione di raggiungere Pollione, ma solo per convincerlo a ritornare dalla sacerdotessa un tempo amata.
Mentre i Duridi attendono impazienti che Norma dia il segnale dell’insurrezione contro i Romani, Adalgisa non riesce a convincere il Proconsole, e Norma, venutane a conoscenza, adotta l’ultimo e più estremo strumento di vendetta di cui può disporre. I tre colpi che ella immediatamente batte sullo scudo di guerra del Dio Irminsul chiamano a raccolta i guerrieri Galli, che subito si riversano all’interno del Tempio del Dio guerriero per apprendere dalla voce della sacerdotessa il volere di Irminsul: guerra, strage, sterminio, sono le perentorie parole di Norma.
Alla notizia, i guerrieri, finalmente esauditi, si lanciano in un furioso e travolgente canto di guerra.
Intanto, secondo il rito, bisogna immolare una vittima per ottenere il favore del Dio, ed Oroveso chiede a Norma di individuare colui o colei che dovrà sopportare il sacrificio, ma Clotilde irrompe nel tempio annunciando che un romano è stato catturato nel chiostro delle novizie. Si tratta di Pollione, che viene portato innanzi all’assemblea.
Norma chiede di essere lasciata sola con lui per interrogarlo, ma in realtà, in un ultimo tentativo, tenta di convincerlo ad abbandonare Adalgisa, promettendogli in cambio che la sua vita sarà risparmiata: egli rifiuta.
La sacerdotessa fa allora rientrare i Druidi ed i Guerrieri, e medita di vendicarsi, pensando ad Adalgisa come vittima prescelta per il sacrificio. Inizia a rivelare ai suoi che verrà indicata come vittima una sacerdotessa spergiura, che ha tradito i voti ed ha offeso il Dio, facendo così montare lo sdegno generale.
D’un tratto, però, sul punto di rivelare il nome, scongiurata di tacere da Pollione, che ne ha intuito le nefaste intenzioni, Norma sente l’orrore e l’indegnità di ciò che sta per fare, consapevole che solo lei è tanto colpevole, e non certo la povera novizia. L’assemblea chiede ancora a gran voce il nome della spergiura: “son io”, è la risposta della sacerdotessa.
Di fronte ad un simile gesto, Pollione rimane atterrito, e sente rinascere l’antico amore nei confronti di una donna così nobile.
Ormai è troppo tardi e l’ultimo pensiero viene nuovamente rivolto ai due bambini. Consapevole del destino che la attende, prega il padre, ignaro di tutto sino a quel momento, di prendersi cura dei figlioletti, ed abbracciata a Pollione, nel rinnovato amore, si avvia con lui al rogo.

 
 
 
 
 
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